SAI GESTIRE LE LEZIONI E LE CORREZIONI DEL TUO MAESTRO?

Mettere mano allo swing e alle correzioni per ottenere risultati migliori non è cosa semplice. Qui vi spiego cosa consiglio di fare ai miei allievi.

Quando si mette mano allo swing, al modo con cui si esegue il movimento, magari per correggere degli errori, spesso ci si ritrova in una condizione di confusione e di panico totale. Il maestro ti ha suggerito delle correzioni al tuo swing, e tu vai in gara pochi giorni dopo e il tuo gioco è un disastro, lo score pure. E peggio ancora, nemmeno ti sei divertito più di tanto, per la troppa confusione che avevi in testa.

Hai cominciato  provando a fare il "nuovo swing", cercando di mettere in pratica i consigli del maestro. Dopo svariati doppi bogey, hai tentato di recuperare in fretta e furia il "vecchio swing", quello messo in discussione durante la lezione col maestro, quello sbagliato, pieno di difetti, ma che, in fin dei conti, è quello che in passato ti ha regalato qualche risultato decente, e che in campo ti fa sentire bene, ti fa sentire un golfista, non uno zombie.

L'articolo continua dopo il banner
enertor

Ma nemmeno questo estremo (e disperato) tentativo ha funzionato, perchè non eri in grado di fare il "nuovo swing", ma nemmeno quello vecchio, per colpa della confusione che in quel momento era l'unica certezza. Ti è mai successo? Si, vero?

Dunque, cosa hai sbagliato? Hai sbagliato a fare lezione prima della gara, o a giocare la gara dopo la lezione? Il mio parere è che non hai sbagliato nient'altro che l'approccio stesso alla gara. Questo è il mio punto di vista e te lo spiego meglio.

Lo swing è un gesto molto tecnico, ma con una sua istintività e dinamicità. In campo, specialmente in gara, lo swing "deve venire", deve essere un gesto istintivo e automatizzato. Per sentirsi bene in gara e ottenere dei buoni risultati non è possibile giocare pensando a troppi concetti tecnici che riguardano lo swing. E' un pò come se un pilota di Formula 1 durante una gara, guidasse distratto dal cercare di modificarne l'assetto, verificare la serratura di bulloni o altro...alla prima curva si schianterebbe. In campo il giocatore deve concentrarsi, piuttosto che su aspetti troppo tecnici, sulla strategia di gioco, sulla scelta dei ferri, sulla visualizzazione dei colpi. Può pensare allo swing e alla sua tecnica, ma esclusivamente limitandosi ad aspetti più generici come il timing, l'equilibrio, il colpire la pallina al centro del bastone ecc.

Tour Pro mentre praticaGeneralmente quando guardiamo i professionisti in tv li vediamo impegnati in gara, e quando occasionalmente li riprendono mentre si allenano in campo pratica, li vediamo semplicemente tirare palline in scioltezza senza troppi pensieri. Ma in quel momento loro stanno semplicemente effettuando un riscaldamento prima della gara, il loro obiettivo è esclusivamente quello di trovare il feeling giusto per la giornata, stanno semplicemente scaldando il motore prima del via.

Darren mentre pratica il putMa se vediamo gli stessi professionisti allenarsi in campo pratica o sul putting green in una seduta di pratica lontano da una gara, allora la situazione cambia decisamente. Come nelle immagini che vi mostro in questa pagina, è possibile vederli utilizzare teaching aids o strumenti per allenare e condizionare il loro swing, li si vede eseguire degli swing dove il maestro o il caddie tiene un bastone sulla testa per correggere spostamenti laterali, oppure li si può vedere eseguire degli swing "in due tempi", per lavorare sulla memorizzazione di alcuni cambiamenti. I giocatori del Tour giocano quasi tutte le settimane, e fatte salve rare eccezioni, per loro è difficile fermarsi per molto tempo per lavorare sullo swing e i cambiamenti. Molti di questi, dunque, devono necessariamente metterli in pratica "in corsa", durante il periodo delle gare, e in questo scenario diventa indispensabile l'aiuto del loro maestro che detterà i tempi e cercherà di rendere i cambiamenti progressivi ed eviterà che cambiamenti troppo drastici finiscano per destabilizzare il giocatore e distoglierlo dal suo obiettivo principale (vincere gare e soldini).

In definitiva, in gara lo swing deve essere un gesto automatico ed istintivo. Sarà in campo pratica che il giocatore dovrà creare l'automatismo corretto, attraverso l'analisi degli errori, gli esercizi reiterati nel tempo, fino a sovrascrivere il "vecchio swing" con il nuovo. Fino ad ottenere che, in gara, il gesto automatico ed istintivo sia sempre più simile al nuovo swing, quello allenato in campo pratica, e non più quello vecchio. Ha a che vedere con la "memoria muscolare" ma non è questo l'argomento di questo articolo.

Timing e tempo sono indispensabili

Leggendo questo articolo vi sarete magari  chiesti perchè mai uno swing "troppo pensato" non sia funzionale in gara come quello abituale.  La risposta, sulla base della mia esperienza, sta nel fatto che quando un giocatore è costretto a pensare ai movimenti che deve fare perde il giusto ritmo, perde la relazione di velocità tra backswing e downswing.  Mi spiego meglio. Tutti i giocatori più abili hanno in comune il fatto di avere uno swing dove il tempo impiegato ad eseguire il backswing è esattamente tre volte il tempo impiegato ad eseguire il downswing. Questo indipendentemente dal tempo totale impiegato per fare lo swing, anche se la maggior parte dei giocatori esegue lo swing (dalla partenza fino all'impatto) in un tempo molto vicino a 1 secondo.

Per fare qualche esempio pratico, se io impiego 0.75 secondi da quando parto a quando arrivo all'apice del backswing, dovrei impiegare 0.25 dal top del backswing fino all'impatto: in questo caso avrei eseguito uno swing con la giusta ratio (3:1) tra backswing e downswing e avrei molta più probabilità di ottenere un risultato corretto. Ma un giocatore che esegue uno swing più veloce (mi viene in mente Fowler) potrebbe impiegare 0.70 per caricare e 0.23 a scendere, quindi ugualmente uno swing con la giusta ratio, anche se eseguito in meno tempo (0.93 contro 1.00 dell'altro giocatore preso ad esempio). Perciò tempi di esecuzioni differenti, ma sempre con la giusta ratio tra back e downswing (se vuoi approfondire questo argomento leggi questo articolo sul timing)

Cosa accade quando un giocatore pensa alle correzioni e modifica lo swing? Per mia esperienza la prima cosa che si perde è prorpio il ritmo, cioè la giusta relazione tra velocità di caricamento e velocità di discesa, e questo provoca uno swing poco coordinato e in disequilibrio. Da li il passo è breve: uno swing che non ha il giusto ritmo difficilmente sarà uno swing con un giusto timing, cioè con la giusta sequenza dei movimenti. Ecco spiegato perchè i risultati migliori li avete ottenuti quando avevate la mente sgombra, non pensavate a nulla e tutto sembrava venire in modo semplice e fluido, swing dopo swing. Purtroppo però, quando le cose non vanno bene e lo swing è sbagliato è inutile cercare di non pensare e giocare fluidi, occorre mettere mano alla tecnica e questo, come detto, è necessario ma non sempre indolore.

Il nostro paese, si sa, è quello in cui i giocatori partecipano al maggior numero di gare di circolo, spesso ce ne sono due o tre ogni settimana, e questo implica che il giocatore abbia davvero poco tempo a disposizione per assimilare le correzioni in campo pratica, proprio come accade per i professionisti. Dunque ben vengano le lezioni anche il giorno prima di una gara, anche facendo modifiche importanti allo swing, ma sempre tenendo presente che, in gara, bisogna cercare di "dimenticare" i nuovi movimenti e lasciare che venga fuori il gesto che, in quel momento, ci garantisca le migliori performance. Questo, a mio avviso, è il giusto modo di interpretare, lezioni, allenamenti e gare.

Alcuni allievi mi chiedono se, giocando in gara senza cercare di mettere in pratica le correzioni che gli ho dato, non vanifichino la lezione. Non credo proprio sia così, al contrario. Le correzioni sullo swing e gli esercizi sono funzionali al  miglioraramento dei risultati, a mandare la palla in buca con meno colpi. Ma per rendere una correzione automatica o per consolidare un particolare dello swing ci può volere del tempo, a seconda della natura delle correzioni. Alcune di queste riguardano maggiormente l'impatto con la palla e il volo della palla direttamente, e possono offrire un miglioramento immediato al giocatore; sono quindi correzioni che si possono portare da subito in gara e vederne i benefici immediatamente. Altre correzioni, invece, sono molto più complicate da riportare in gara poichè riguardano maggiormente l'azione del corpo, la modifica di alcune posizioni, e richiedono molta più pazienza e allenamento prima di diventare parte del nostro automatismo.

In questo periodo di magra, Tiger Woods sta cercando di ritrovare la forma degli anni scorsi, e in una recente (Agosto 2015) intervista ha spiegato le sue difficoltà con queste parole:

Quando si fanno delle modifiche di gioco - ha detto - ci vuole parecchio perché vengano assimilate. Occorre anche tanta pazienza e io sto seguendo questo percorso. E' solo una questione di tempo, poi a un certo punto i movimenti diventeranno sempre più naturali. Tutto ciò non può accadere in una notte. La gente si aspetta cambiamenti immediati, come magari accade nel lavoro di tutti i giorni in cui le variazioni sono rapidamente operative. Non funziona così nel golf

Se lo dice lui bisogna crederci. Buona pratica.

Autore: Guido Caneo
2 COMMENTI PRESENTI
batterie golf