EARLY TRANSITION: L'ESEMPIO DI GARCIA

Ecco cosa possiamo imparare dalla vittoria di Sergio e dal suo incredibile swing

Sergio Garcia ha appena vinto meritatamente il suo primo Major, dopo tanti anni di premiata carriera, ma trascorsa anche a giustificare la sua presunta incapacità di vincere i tornei che contano, di mantenere il controllo quando il gioco si fa duro. I giocatori di quel tipo vengono definiti "chokers" dagli americani, nessun campione di golf vorrebbe essere considerato tale.

Garcia perde Open a CarnoustieIo ero li a Carnoustie per seguire il British Open nel 2007, ero a pochi passi da Garcia quando sbagliò il put alla 18 per la vittoria, e ricordo benissimo lo sconforto e smarrimento quando, subito dopo, perse lo spareggio contro Harrington. Mi chiesi se un giorno avrebbe mai superato quella frustrazione sportiva. Per questo motivo ieri ho tifato spudoratamente per Garcia, per la sua rivincita, anche se mai come questa volta il Masters di Augusta avrebbe dovuto donare due Giacche Verdi. Il duello finale tra Justin Rose e Sergio Garcia, infatti, è stato uno spettacolo di grande golf e fair play. Vedere questi due campioni darsi il 5 ad ogni gran colpo è qualcosa che fa bene allo sport, qualcosa da far vedere ai bambini, qualcosa che emoziona. Garcia potrà piacere o meno, ma ieri insieme a Justin Rose ci ha regalato un momento sportivo di rara bellezza.

Garcia vince il Masters di Augusta 2017C'è molto da imparare dalla vittoria di Garcia al Masters di Augusta. Si può dire con certezza che Garcia sia stato "resiliente". La resilienza è un termine rubato alla metallurgia. Nello sport potremmo definirla, a grandi linee, come la capacità di reagire in modo positivo ad un evento disastroso, di rialzarsi e riordinare rapidamente le idee, di imparare da quel fallimento, di ricostruire la fiducia e la motivazione, di riorganizzare positivamente la propria vita. Garcia è stato resiliente dopo i fallimenti di Carnoustie e le altre occasioni mancate, ma sopratutto ha dimostrato grande resilienza nel momento più cruciale del torneo ieri sera, quando con due bogey (alla 10 e alla 11) e un tee shot con palla ingiocabile alla 13, sembrava nuovamente destinato a perdere l'ennesima occasione della sua vita. Ma stavolta Sergio ha stupito tutti. Si è rialzato in tempo questa volta, ha ritrovato lucidità e determinazione. 

Sergio e la sua "early transition"

Ma da Sergio possiamo imparare anche qualcosa di più strettamente tecnico, qualcosa che personalmente reputo un aspetto "chiave" per ottenere uno swing efficace. 

Se osserviamo lo swing di Sergio, in particolar modo il momento della transizione (early transition), possiamo notare un aspetto che, praticamente, accomuna la quasi totalità dei giocatori del Tour: l'inizio della loro discesa è caratterizzato da un movimento per cui la testa del bastone si muove "dietro" al giocatore, e lo shaft si sposta su una posizione (o piano) più piatto. 

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Come si può vedere benissimo nel filmato, Sergio inizia la fase di transizione con un movimento di abbassamento della testa del bastone e dello shaft. Il gomito destro inizia la discesa "ruotando" verso l'interno e le mani si muovono verso il basso e verso la palla. 

Tutto questo evidenzia una catena cinematica efficiente, un grande utilizzo del terreno per generare una azione potente. Non a caso Sergio, benchè non sia più un ragazzino (col soprannome El Nino) la tira ancora davvero lunga.

Non lo fa Sergio, lo fanno praticamente tutti i giocatori molto abili, anche se a volte in modo molto meno accentuato. Questa azione di "appiattimento" dello shaft è necessaria per permettere al giocatore di preparare il bastone e il corpo ad un "atterraggio" sulla palla progressivo, e fatto con una robusta azione di rotazione del corpo. 

Chi di voi ha visto il mio video didattico Swing Skills sa di cosa parlo e avrà subito trovato il filo conduttore con questo articolo. 

La maggior parte dei giocatori che soffrono di slice dovrebbero verificare se la causa non sia da ricercarsi in una cattiva transizione, fatta con una azione che "verticalizza" invece di appiattire lo shaft nella ripartenza.

Se è vero che raggiungere una posizione geometricamente buona all'apice del backswing è importante, è altrettanto vero che senza una corretta transizione non si può ottenere uno swing solido e ripetititvo. 

Uno shaft troppo verticale nel momento della ripartenza è una posizione difficile da gestire per i giocatori non esperti, e quasi sempre è la vera causa di tanti errori, come l'early extension, il casting e il pull-slice. Può sembrare paradossale, ma la caratteristica dei grandi colpitori è quella di comprimere molto la palla e avere un angolo di attacco verticale con i ferri (non troppo, quanto basta), ma iniziano il downswing appiattendo  l'arco. I giocatori meno esperti, invece, iniziano la discesa verticalizzando il piano di discesa, e lo appiattiscono dopo, troppo tardi, così il loro angolo d'attacco risulta meno verticale, con poca compressione della palla.

transizione nello swing

Nell'immagine qui sopra, a sinistra vediamo Sergio Garcia, mentre a destra un mio allievo. La riga gialla rappresenta la posizione dello shaft esattamente nel momento in cui sta per iniziare il cambio di direzione verso la palla, la riga verde mostra la posizione della canna quando il braccio sinistro si trova quasi parallelo al terreno. Come si può vedere, nello swing di Sergio la riga verde è decisamente più bassa rispetto a quella gialla, nel giocatore di destra, invece, la situazione è invertita.

L'errore molto frequente è quello di pensare che, per ottenere un arrivo del bastone dall'interno, il giocatore debba spingere le mani subito verticalmente verso il basso all'inizio della discesa. Questa azione è sbagliata, poichè la biomeccanica ci insegna che applicando una forza in quella direzione, la testa del bastone tenderà a muoversi verso l'alto, causando una verticalizzazione della canna proprio nel momento sbagliato. Come ho spiegato con accuratezza nel video didattico Swing Skills, infatti, più l'inizio della discesa è verticale e più l'istinto del giocatore sarà quello di "appiattire" e bloccare l'attraversamento nel tentativo di rendere l'atterraggio del bastone più dolce. Esattamente il contrario di quello che Garcia e i migliori giocatori fanno. Interessante vero?

Bene, questo è un argomento davvero importante, merita di essere trattato con attenzione. Per questo motivo ho appena realizzato un video (che sarà online nei prossimi giorni) dove mostrerò alcuni casi concreti di allievi con una cattiva transizione, e nel video mostrerò in che modo sono intervenuto e i miglioramenti ottenuti. 

Buon gioco.

 

Autore: Guido Caneo
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